RASSEGNA STAMPA - L'agricoltura italiana nei suoi rapporti con l'Europa

 

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L'agricoltura in Italia nei suoi rapporti con l'Europa

Petrarca a Milano

La Fondazione Carlo Perini, dopo avere rivolto un pensiero riconoscente alla Regione Lombardia, che è l'unica Regione alla quale ha chiesto non solo il patronato morale, ma anche un modesto contributo di compartecipazione a parziale copertura delle spese d'organizzazione del convegno, si soffermato ad esporre e condensare le finalità della manifestazione , illustrando, con l'intervento del suo presidente, gli obiettivi e i lavori del convegno stesso.
La Lombardia, infatti, si trova al centro della grande pianura padana ed ha un suo primato, fra le Regione d'Italia, anche nell'agricoltura. Il suo territorio agricolo è suddiviso in tre aree: a) la pianura dell'Oltrepò ; b) la collina regno del vino, dalla Franciacorta bresciana ai colli morenici del mantovano; c) la montagna con boschi, pascoli, alpeggi e selvaggina.

Il Sud: terra del pane e del vino, dell'olio e degli ortaggi, diventerà mai la "California d'Italia o il corridoio europeo privilegiato dei sapori mediterranei"?
Abbiamo una micro - sperimentazione, nel corso del convegno, di assaggi di prodotti tipici della città di San Severo di Puglia per dare una pallida idea delle potenzialità del progetto Samed Luigi Veronelli "Sapori Mediterranei".

Il Centro Italia, nelle sue variegate regioni, dall'Abruzzo al Lazio, dalle Marche all'Umbria , dalla Toscana all'Emilia Romagna sono espressione di una sorprendente vitalità dell'agricoltura italiana: terre di sapori, di grandi produzioni agro-alimentari e d'allevamenti disseminati ovunque.
Il Nord Italia dalla Liguria al Piemonte, dalla Lombardia alle Regioni venete offre un'insieme di regioni più ricche d'Europa grazie non solo all'industria e al terziario, ma anche all'agricoltura della fertile pianura padana e della catene alpine a Nord e degli Appennini a Sud. Le Alpi e la dorsale appenninica circondano la Padania e costituiscono, con le sue pianure, uno dei territori più straordinari agricoli e gastronomici del "Bel Paese".
Le Regioni hanno un ruolo importante da giocare nella definizione delle priorità agricole europee: per la loro dimensione, la loro funzione sono istituzioni più adeguate a cogliere i punti di forza, a integrare le differenze, a ricercare le alleanze e a realizzare le collaborazioni per raggiungere il risultato ideale di un'Europa più forte delle sue diversità.
In questo contesto il ruolo del mondo agricolo è fondamentale. Se infatti è vero che una delle funzioni fondamentali dell'agricoltura è la produzione di beni di qualità, è anche vero che, in futuro, l'agricoltura dovrà giocare sempre più, un ruolo fondamentale nella gestione del territorio, nella predisposizione di sistema di controllo della sicurezza alimentare, nella ricerca di fonti alternative di energia, nel recupero delle radici storiche - culturali del territorio con percorsi che riscoprono l'identità di una civiltà rurale da non dimenticare.

Il malessere e le proteste degli agricoltori italiani ed europei

E' mancata, perché non richiesta, la massiccia presenza al convegno delle categorie degli agricoltori italiani e tanto meno di quelli francesi che, per ripicca, hanno bocciato il referendum sulla Carta Costituzionale Europea nel timore di perdere i privilegi di fronte alla concorrenza dei nuovi Paesi dell'est, anche se ad esempio agli agricoltori della Polonia viene riconosciuta una quota dimezzata di sostegno rispetto agli agricoltori privilegiati di Francia, Italia, Germania.
Come cittadini abbiamo assistito alla mobilitazione degli agricoltori che rivendicavano i loro diritti sia al Nord per non pagare le multe sull'eccedenza delle "Quote Latte"; sia al Sud, con le manifestazioni dell'estate appena trascorsa, che vedevano gli agricoltori locali in subbuglio di fronte allo svilimento delle loro fatiche, consapevoli di essere sottopagati nei loro prodotti; sia al Centro, a Jesi, per la protesta dei produttori di zucchero, appena dieci giorni fa. Nel mese di novembre si sono radunati a Bologna oltre 100 mila agricoltori per rivendicare la tutela del settore a livello di politiche agricole comunitarie.
Molte rivendicazioni sono sacrosante, ma va, comunque, denunciato il sistema distorsivo della filiera produttiva con una frammentazione che limita le diversità qualitative delle produzioni aziendali nei comparti vitivinicolo, oleario, ortofrutticolo, lattiero - caserario e nel comparto dei prodotti agro - alimentari e di trasformazioni industriali.
La crisi idrica, le calamità naturali, il crollo dei prezzi ai produttori, gli illeciti arricchimenti della catena distributiva e gli insopportabili aumenti del costo per gli sfortunati consumatori… sono i sintomi più evidenti di una malattia profonda, che si ripete ogni anno e mette in ginocchio il settore.
In questo convegno la Fondazione Carlo Perini più che rappresentare gli agricoltori, ha, semmai, rappresentato i consumatori. Ecco perché il taglio dato alle relazioni ha privilegiato gli studiosi del settore che hanno tenute relazioni di alta qualità la scientifica e culturale, inquadrano il tema delle politiche agricole in un quadro comunitario europeo e internazionale.
La prima relazione è stata tenuta dal massimo storico dell'agricoltura in Italia, il Giornalista Antonio Saltini, che ha affrontato il problema in un orizzonte di sviluppo e sottosviluppo agricolo a scala mondiale in un'economia agricola globalizzata, per attualizzare, poi, il suo discorso a scala italiana ed europea.

La seconda relazione del prof. Guido Sali, docente di economia agraria della Facoltà di Agraria di Milano, ha avuto una valenza didattica, ma altresì avendo un occhio di riguardo alle politiche agrarie comunitarie dell'Europa, per confrontarle con la situazione agricola italiana e per avanzare idee, proposte e progetti per risanare e migliorare il settore.
Gli altri protagonisti stati i rappresentanti degli enti locali: Regioni, Province, Comunità Montane e Comuni che, coraggiosamente, hanno raggiunto Milano, sfidando il cattivo tempo, per dare il loro contributo al dibattito d'idee e proposte.
La Fondazione Carlo Perini con questo significativo convegno nazionale, ha affrontato perciò i molteplici problemi aperti della produzione agricola e della distribuzione alimentare di fronte alla crescita della competitività europea e internazionale.
La situazione agricola in Italia risulta, oggi, penalizzante per tutti i produttori italiani e, soprattutto, per quelli del Sud d'Italia, che sono stati costretti ad azioni di mobilitazione di massa e di proteste, per ottenere un minimo di rispetto, dal mercato interno, per le loro produzioni.

Federalismo, unità e solidarietà nazionale

Il convegno ha posto al centro la "Questione Agricola italiana", ch'è prioritaria nel quadro della nostra economia interna ed europea e che occorre esaminarla in un clima di unità e solidarietà nazionale, alla luce del diffuso malcontento che serpeggia nelle nostre campagne, gravato dai tanti passaggi dei balzelli nella catena distributiva, prima che il prodotto giunga al consumatore, con prezzi esorbitanti e in costante aumento.
La Riforma Federalista dello Stato, rischia di sfasciare il Paese e, soprattutto, i suoi rapporti con l'Unione Europea. La devoluzione, infatti, nasce da una regressiva negazione dell'unità del Paese e dal livoroso desiderio di distruggere l'Italia, lo Stato, la Patria o come vogliamo chiamarlo il suo destino e il suo futuro, la sua dignità, il senso e il peso della sua presenza nel mondo. E la Padania già cerca di andare per conto suo nel settore sanitario e dei trasporti e la famigerata Lega di Bossi già si appresta a chiedere il decentramento economica-finanziaria.
La vera devoluzione dovrebbe mirare a un Paese unitario e articolato nelle sue preziose varietà e destinato ad integrarsi, senza dissolversi, in una unitaria e variegata Europa.
Accanto al tema dell'unità nazionale emerge quello dell'unificazione dell'Europa,; una unificazione che non è affatto priva di problemi, ma i cui problemi si pongono in modo diverso.

L'agricoltura italiana e il contesto europeo

Sono i problemi del rapporto tra Europa del Nord ed Europa del Sud. Per quanto riguarda l'Italia, è importantissimo sapere dove è destinato a passare il confine tra
Europa del Sud ed Europa del Nord, se al Fortore, al Volturno o al Bradano o sulle Alpi o sul mediterraneo. E chiediamoci quale ruolo svolgerà il Nord lungo il corridoio della TAV Lione - Torino - Trieste - Budapest - Kiev o il Sud lungo il "corridoio euromediterraneo?
Andate al porto di Gioia Tauro, ch'è stato acquistato dai tedeschi. Andate al porto Taranto, ch'è stata acquistato dai cinesi: i tedeschi e i cinesi hanno capito che per rimanere in Europa e avervi un ruolo bisogna controllare Gioia Tauro e Taranto, gli italiani neppure lo sanno. E per questo motivo che i porti del Nord Europa stanno perdendo competitività nei confronti dei nostri porti.
Analoga consapevolezza riguarda il problema delle Politiche Agricole, compresa l'incombente flagello dell'aviaria, che si risolvono più in sede europea: a Bruxelles, anziché in sede governativa: a Roma.
E' importante, perciò allargare l'orizzonte della questione agricola ai Paesi dell'area mediterranea e al resto del mondo, per diversificare la produzione, per incrementare la redditività e per non continuare a richiedere solo provvedimenti di protezione e di assistenza ad un'agricoltura malata, che, spesso non rispetta trattati e regole europee riguardanti il settore.

Il convegno è stato, altresì, un'occasione d'incontro con i tanti immigrati che, provenienti dalla civiltà contadina di tutte le regioni d'Italia, operano e si sono integrati, da decenni, in Milano e nella Lombardia, senza recidere le loro radici culturali con la propria terra d'origine.
La conferma di questa realtà è stata documentata dalla presentazione di volumi dedicati alla "Questione settentrionale e Questione meridionale" attraverso la narrazione di protagonisti.

L'agricoltura e la riscoperta del legame con il territorio

In una società globalizzata sul piano economico e culturale, si comincia ad avere rimpianto per il mondo rurale. L'odierna società, lentamente, ha ripreso a valorizzare i percorsi che ci riportano alla civiltà contadina sia col ritorno alla natura, sia attraverso l'agriturismo , sia attraverso "Le corriere del silenzio" o gli itinerari, tesi a recuperare i cammini storici della campagna per valorizzare monasteri, abbazie, chiese, castelli, ville, luoghi della memoria che caratterizzano le campagne d'Italia, che sono un aiuto all'identità nazionale.
Per aiutare lo sviluppo delle aree agricole italiane del Mezzogiorno, del Centro e del Nord bisogna che le Regioni promuovano la ricerca, la tecnologia, il turismo e innovino nel settore
agricolo. Il Sud d'Italia, in particolare, è il crocevia di civiltà storiche sovrapposte e va valorizzato sul piano della promozione turistico, agraria e culturale .Occorre, inoltre, creare un sistema locale di offerta integrata di qualità che affronti la competitività attraverso una graduale trasformazione del sistema agro-alimentare locale.
E' possibile veicolare la domanda dei prodotti tipici di ogni Regione con quella del turismo e della storia? Un esempio concreto, nel corso del convegno, ci è stato offerto dal Comune di San Severo di Puglia e dall'Amministrazione Provinciale di Foggia, che hanno legato il comparto agro - alimentare agli itinerari per lo sviluppo turistico - storico - culturale, collegando i percorsi alle memorie storiche e all'arte barocca e normanna; sveva e angioina .
Il paesaggio rurale, gli edifici rurali, i monumenti, i castelli, le cattedrali, le abbazie offrono l'opportunità di una dinamica di recupero delle risorse, che rischiavano di scomparire.
Sullo sfondo di tali percorsi si valorizza l'agricoltura e si riscoprono chiese barocche, castelli medioevali, aree archeologiche, musei, aree ambientali protette, coste balneabili.
In questo modo non solo si realizza una semplice offerta turistica, ma s'innesta la valorizzazione dei prodotti agricoli e della gastronomia locale, facendo emergere feste e tradizioni popolari che non si esauriscono nelle sagre paesana, ma in un disegno strategico di migliore utilizzo delle risorse del territorio e della "memoria della civiltà contadina".
Paradossalmente l'identità, le tradizioni, la comunità, che in passato erano vissuti come ostacoli alla modernità e allo sviluppo, oggi diventano un elemento caratterizzante di crescita economica e sociale, che senza distruggere il passato, lo innesta nel futuro.
E tutte le Regioni e Province italiane hanno queste radici del passato, che devono guardare al futuro, perché fonte di ricchezza non solo spirituale, ma, potenzialmente, di ricchezza economica.
Le sfide, pertanto, della competitività interna, europea ed internazionale, sono quindi possibili vincerle sul piano della qualità dei prodotti e della consapevolezza di realizzare progetti legati al territorio. Le linee di politiche agricole delle Regioni non devono ricadere in un neocentralismo locale con le nuove burocrazie regionali, ma devono tradursi in delega decentrata delle competenze agricole agli enti locali: Province e Comuni che sono realtà più vicine ai cittadini.
Nel corso degli ultimi anni le politiche agricole comunitarie e nazionali a favore delle aree rurali hanno assunto un ruolo strategico per favorire lo sviluppo sostenibile.
Il nuovo tavolo dell'unità nazionale, che resta anche quando muore lo Stato nazionale, dovrà far cogliere gli interessi comuni del Nord - Centro - Sud del Paese, in un quadro nuovo su cui bisogna cominciare a riflettere, partendo dal settore primario come quello dell'agricoltura.