Tradizioni popolari

Stati Generali
I Giornali di Zona e di Quartiere

Milano 2001

863/'01

TRADIZIONE POPOLARE E SOCIETA' RURALE

NELL'EPOCA DEL MODERNO E DEL POST-MODERNO

La tradizione popolare nei suoi rapporti con la società rurale e quella odierna

Nel momento in cui si è allargato il dibattito fra identità culturali e tradizioni popolari con la società del moderno e del post - moderno è importante salvaguardare le identità che affondano le loro radici nella storia e nella tradizione popolare. Universalismo e Localismo sono due aspetti complementari fra loro.

La tradizione popolare rispecchia i tratti storici, culturali e spirituali di una comunità etnica. La sua conoscenza e salvaguardia concorrono a risolvere i problemi connessi al processo di sviluppo socio - economico delle comunità interessate.

Sulla scorta delle antiche esperienze si tramanda la forza creativa del folklore che la società contemporanea non considera più come basso sfogo di letteratura dialettale, ma come mezzo di promozione per svincolare l'uomo dall'ignoranza e dalla superstizione , recuperando e valorizzando l'identità e l'autenticità della cultura popolare.

La storia locale e la tradizione popolare testimoniano, inoltre, nei suoi multiformi aspetti, la secolare cultura di una popolazione , sino a risalire alle origini della vita comunitaria attraverso un constante aggiornamento dei vari cicli di vita umana.

Il Folklore popolare presenta molte analogie con la tradizione religiosa dei popoli; entrambi, infatti, traggono origine da un miscuglio di miti e leggende, usanze e credenze che risalgono ai primordi della civiltà o ad antichità remote che si ispirano a pratiche religiose d'indubbio sapore paganeggiante.

Lo studio della "demologia" o "delle trazioni popolari", consente di riscoprire la civiltà d'intere regioni e nazioni, il cui ricco patrimonio spirituale e culturale apporta contributi notevoli alla sociologia contemporanea, intesa come scienza metodica e sistematica del moderno e del post - moderno.

Ecco perché l'istituzione delle Regioni, oltre a rappresentare un bisogno di autonomia e di decentramento dal potere centrale, ha risvegliato l'interesse per le varie forme d'espressione dell'anima popolare riandando alla scoperta di: miti, fiabe, racconti, leggende, canti, poesie, melodie, riti, cerimonie, detti, proverbi, credenze e pratiche magiche che sussistono nella società odierna. Si pensi alla parapsicologia, agli astrologhi, ai veggenti, ai maghi e ai cartomanti con un colossale giro d'affari.

Tali espressioni di vita assumono notevole interesse, anche se sconfinano nel mondo dell'irrazionale e della superstizione che risultano essere molto connaturati a tutti gli strati sociali della popolazione. A questi valori della cultura popolare, il folklore ne aggiunge altri legati, più specificatamente, ai rapporti con le religioni e a quelli più profondamente pedagogici.

Numerose altre scienze ricevano, da tale realtà, un prezioso apporto interdisciplinare alla conoscenza umana: le scienze naturali (zoologia, botanica, meteorologia, astrologia…), diritto, musica, medicina, storia, linguistica, archeologia, filologia, psicanalisi e psicologia.

La cultura classica italiana, presuntuosamente intellettualistica e borghese, si è sempre espressa in termini antidialettali e antiregionali contro le tradizioni popolari. Oggi la nuova cultura antropologica, coadiuvata dal risveglio delle grandi dottrine politiche e democratiche che valorizzano la multietnicità, va alla scoperta di quella civiltà ancestrale che la società industriale ha tentato di soppiantare con una diversa scala di valori identificabili nella produttività, nel mito del benessere e del consumismo, nella capacità imprenditoriale di sfruttamento delle risorse naturali e umane.

Con l'avvento della società post - industriale, parzialmente soppiantata dalla civiltà del terziario e della tecnologia avanzata, vengono riscoperta la cultura contadina e la civiltà rurale, tanto vilipese anche se sostanzialmente aperte al mondo dell'irrazionale, alla concezione religiosa della vita, all'unità organizzativa della società naturale il cui epicentro era la famiglia.

La società naturale su cui si basava storicamente e tradizionalmente la civiltà contadina, era quindi la famiglia intesa come centro di gravitazione della convivenza umana con il parentado, il vicinato, la comunità. Dalla famiglia, attraverso la generazione adulta (nonni e nonne), si dipartivano e rafforzavano le varie linee di socialità nei rapporti con i figli, i nipoti, i consanguinei, per giungere ad un armonico inserimento della vita familiare nel più vasto contesto della convivenza sociale.

La famiglia è sempre stata l'istituzione più radicata della civiltà contadina. La cultura contemporanea, da quasi un secolo, ha messo in discussione l'istituzione della famiglia patriarcale, ieri largamente contestata oggi largamente superata. Rimane, comunque, il fatto che la generazione anziana del mondo rurale ha sempre svolto un ruolo primario nel trasmettere un ricco patrimonio culturale di saggezza e di conoscenza che si è tramandata e si è conservata da una generazione all'altra.

La storia della civiltà contadina è sempre stata profondamente legata ai confini della propria terra, alla propria identità, alle proprie tradizioni, alle proprie norme di vita che affondavano le radici nell'anima popolare. Le tradizioni popolari del mondo contadino non si esaurivano soltanto nella famiglia e nell'attaccamento alla terra, ma si radicalizzavano nel sostanziale legame con la natura e la religione. Natura e Sopranatura non erano direttamente distinte, ma si confondevano a causa d'una insufficiente formazione religiosa, spesso inficiata di superstizione.

Tale situazione assumeva un aspetto importante nella convivenza sociale e nella moralità comportamentale dell'individuo e del clan familiare. Il valore della civiltà rurale si misurava proprio in questo senso della sua naturalità e del suo umanesimo.

Oggi il risveglio dei popoli si pone in termini di acuta sensibilità democratica per la nascita e lo sviluppo di nuove identità che recuperano la "memoria storica" in un processo di rinnovo urbano caratterizzata dalla civiltà industriale in declino e dalla civiltà del terziario avanzato, della tecnologia e della "new economy". Ecco perché occorre da un lato avere una coscienza più aperta per considerare il mondo come "villaggio globale", dall'altro lato occorre rispettare  quel localismo intelligente e non esasperato, che cerca di darsi un modello di società maggiormente rispondente alle attese e alle speranze di ciascun popolo.

Antonio Iosa

presidente del Circolo culturale Carlo Perini